Il superamento del trauma: il 2 maggio a Odessa

Ricordare un evento traumatico, vuol dire poterlo narrare di nuovo e quindi poter comunicare ad altri il proprio vissuto.

Scrivere di un evento traumatico permette di processare ed elaborare le emozioni vissute.
Ciò è quel che ha fatto Igor Nemdruk, superstite del massacro del 2 maggio a Odessa, che ebbi l’onore di intervistare.
La testimonianza che segue, è estratta dal suo libro.

“Tra gli alberi apparvero figure solitarie, si avvicinarono rapide, scivolando tra i fusti, l’una di seguito all’altra. Arrivarono come un flusso, come una slavina di fango che si faceva strada tra gli arbusti (…). Quelli davanti si avvicinarono, li potevamo vedere bene. Quasi tutti avevano un manganello, in molti anche uno scudo metallico o di compensato. Uno di essi si fermò, chiuse gli occhi per un momento, si chinò, alzò il braccio destro con il pugno chiuso e gridò “Gloria all’Ucraina!” e da lì, come dall’epicentro di un’esplosione, partì un’ondata “Gloria agli eroi!”.
Igor si meravigliò di come tutti quei volti fossero deformati da una rabbia malvagia: “Dio mio, somigliano a degli orchi… è come un’orda, sarà terribile per noi”.

In data odierna si commemorano i sei anni trascorsi dalla strage del 2 maggio 2014.

Grazie Igor, per la tua coraggiosa testimonianza.

Il superamento del trauma: il 2 maggio a Odessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su
× Whatsapp